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Esplorazioni

“What a human being is” – Hilma af Klint / Creatività

L’esplorazione di oggi è su “What a human being is”, una delle opere astratte di Hilma af Klint.

Ho conosciuto il lavoro di quest’autrice solo due settimane fa e le sue immagini mi hanno subito catturato. E’ geometrica, precisa, lineare. Ma in alcune opere è anche molto confusa, seppur mantenendo un particolare senso dell’ordine.

Hilma non è un’artista conosciuta. Era svedese, visse a cavallo tra ‘800 e ‘900 e la sua produzione artistica per lo piu’ si confonde con quella degli altri autori svedesi dell’epoca. O almeno così si pensava. E’ stata la mostra “The Spiritual in Art – Abstract Paintings 1890 – 1985” del County Museum di Los Angeles nel 1986 il primo evento a cui sono state esposte le opere astratte che l’artista produsse in segreto dal 1906. Sì, prima che in Europa avesse origine il movimento astrattista piu’ conosciuto, quello a cui diede il via il mio adorato Kandinsky, in Svezia già lei iniziava a sperimentare l’arte non figurativa. Tuttavia Hilma è scoraggiata dal mostrare le sue opere, in piu’ lei stessa le ritiene troppo innovative per essere comprese dalle persone che la circondavano. Per questo decise di chiuderle in una cantina e che sarebbe stato possibile esporle solo 20 anni dopo la sua morte.

Hilma inizia la sua produzione astratta dopo anni di studio di arte figurativa, ma anche dopo anni di meditazione, studi teosofici, spiritismo con quattro amiche con cui fondò il gruppo “The Five “. Questo non deve farcela vedere come una stregona: a inizio ‘900 la psicologia doveva ancora nascere, per cui gli unici modi per approfondire il rapporto con la propria interiorità era con pratiche religiose o pseudoreligiose, guardando oltre e ridando profondità alla sensibilità umana che l’industrializzazione e il progresso scientifico avevano quasi annullato.
Il risultato di tutto ciò è che la sua produzione è sì astratta, ma in modo diverso da quella di Kandinsky proprio perché è più sentito il rapporto con entità divine. Infatti la sua prima serie di opere è intitolata “Dipinti per il tempio” proprio perché erano composte per un ipotetico tempio dove ci si sarebbe potuti dedicare alle meditazioni come facevano al gruppo “The Five”.

Nella sua vastissima produzione ho scelto di Esplorare quest’opera molto difficile da descrivere, quindi io ci provo ma poi ti consiglio fortemente di andare a darle un’occhiata all’inizio di questo articolo. L’immagine è composta da un cerchio in uno spazio indefinito, diviso in due verticalmente da un lungo rettangolo all’interno del quale corre una spirale. Nella parte bassa del cerchio una linea orizzontale definisce uno spazio tridimensionale in cui si ripete una sequenza alternata di colori caldi e freddi. Nel punto in cui questa linea tocca il cerchio nascono due curve che ripiegandosi verso l’alto si incontrato a formare una figura che vagamente a me ricorda un cuore. Le tinte sono tenui e si alternato tra toni piu’ caldi e piu’ freddi, creando contrasti delicati.

Quest’opera mi calma. La sua geometricità mi fa sentire un senso di completezza e ordine. Allo stesso tempo mi fa percepire un’immensa profondità. Mi porta a pensare alla creazione. Non alla creazione in senso religioso, ma al concetto di creazione, alla creatività. Penso che ciò sia legato soprattutto alla spirale, che dal basso verso l’alto cambia colore a seconda della figura che sta attraversardo, e ogni cambio è sia indice di evoluzione per il cambiamento avvenuto, sia una piccola nuova creazione necessaria per adattarsi a questo cambiamento. Penso mi porti all’idea di creazione anche perché mi ricorda una sfera appoggiata sul mare, e questo mi fa pensare a un’opera un poi più nota ovvero “La Nascita di Venere” di Botticelli.

Nella mia quotidianità non ho molto a che fare con la nascita, ma più con la creazione e l’utilizzo della creatività. Nel mio lavoro di ottico è richiesta quotidianamente una buona dose di creatività, sia per comprendere le esigenze dei clienti che spesso non sono chiari nel dire cosa vogliono o non sanno cosa vogliono, sia per trovare soluzioni veloci e efficaci quando c’è una riparazione da fare. Questo tipo di creatività è molto concreta ma da sola non mi basta, una parte di me continua a creare idee totalmente fuori da quest’ambito, e all’inizio non sapevo dove convogliarle, come sfogarle. Quando ho capito che legandole all’arte trovavano un percorso in cui evolvere e svilupparsi a pieno ho creato i MEA.

Della creatività si parla sempre in modo positivo, come fosse un generatore di energia senza consumi: si parla di pensiero laterale e lo si elogia come un magico dono per risolvere ogni problema, si incita ad essere creativi, a sviluppare questa dote e a richiederla come “soft skill”, dando per scontato una caratteristica terribilmente complessa della creatività: la sua imprevedibilità.

Io trovo che la mia creatività sia vulcanica, ho un sacco di idee di continuo, alcune piu’ realizzabili, altre meno, ma proprio come l’eruzione di un vulcano neanche la mia creatività è prevedibile. Nel nostro attuale sistema di vita, è richiesta una certa capacità di controllo di ogni cosa, e dato che la mia creatività è tanta ma imprevedibile, faccio una fatica enorme nel credere davvero nel mio lato creativo, perchè se inizio a crederci completamente devo essere sicura di poterlo gestire in modo che mi consenta di mantenere la stabilità che è richiesto io abbia.

Con questo progetto del podcast sto cercando di capire quanto è gestibile questa creatività e come pensavo non è facile. Le idee non arrivano a comando. Ci sono Esplorazioni che si sviluppano nel giro di un ora, altre come questa si compiono nel giro di alcuni giorni. Darmi dei ritmi funziona fino a un certo punto, forzarmi a scrivere significa mettermi pressione e questo è il modo migliore per uccidere ogni mia idea. In questi mesi ho capito che ci sono come delle tecniche che mi aiutano ad attivare la creatività, come registrare anche pensieri che mi sembrano poco importanti: riascoltandoli poi è come se avessi piantato il seme di una pianta che è cresciuta dentro di me e vedo che quell’idea è cambiata e all’improvviso ha piu’ corpo e valore, come la spirale dell’opera che dalla nascita attraversa diversi step e cresce. Così, senza quasi accorgermene ho un’idea e i mezzi per svilupparla.

Tu hai dei tuoi mezzi per gestire la creatività o hai mai pensato alla sua gestione in questo modo? Ti affidi completamente ad essa, la usi in modo inconscio o la ritieni un dettaglio importante ma non così tanto da metterlo sotto la lente d’ingrandimento come faccio io?

Bene, ho parlato abbastanza, ora vado a fare altre cose che sennò già inizio la settimana in ritardo. Se vuoi raccontarmi qualcosa nella descrizione del podcast trovi tutti i modi per contattarmi. Ci sentiamo alla prossima Esplorazione.

Ah, ecco qualche link di approfondimento sul lavoro di Hilma:
https://lasottilelineadombra.com/2020/03/18/hilma-af-klint-storia-pioniera-astrattismo/
https://www.exibart.com/arte-contemporanea/hilma-af-klint-la-visionaria-un-documentario-per-riscoprire-le-origini-dellastrattismo/ https://www.thelostavocado.com/hilma-af-klint-astrattismo/

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