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Viaggiatore in un mare di nebbia – Friedrich

L’Esplorazione di oggi è su “Viaggiatore in un mare di nebbia” di Friedrich, uno dei maggiori esponenti del Romanticismo in Germania.

Il Romanticismo è un movimento culturale, quindi artistico, musicale, letterario ecc. nato a metà ‘700 ma che si è pienamente sviluppato nell’800 in cui in contrapposizione all’ordine, la scientificità, l’oggettività dell’Illuminismo esplode il desiderio di abbandonarsi all’emotività, cercare una verità piu’ fatta di percezione, sensazioni intense. I Romantici non usano mezzi termini e dicono che con le loro opere cercano l’assoluto, il sublime. E quindi quando sei davanti a un’opera romantica non stai ammirando baci perugina o coppie sdolcinate, ma ti trovi di fronte a paesaggi travolgenti, esaltanti, spaventosi ma che aumentano la tua adrenalina in modo positivo, incuriosiscono nonostante il rischio.

Friedrich è uno dei principali rappresentanti di questo movimento in Germania e quest’opera è proprio una delle piu’ simboliche, sono abbastanza sicura che tu l’abbia vista in giro. Ritrae un uomo sulla cima di un crepaccio di spalle, mentre osserva il mare di nebbia sotto a s intervallato da altri crepacci e circondato dalle montagne in lontananza.

Il fatto che sia di spalle ti coivolge subito, ti sembra di essere con lui. I colori freddi portano a farti sentire l’ambiente freddo e inospitale, ma il fatto che colori del cielo siano chiari e luminosi non in uncupisce l’atmosfera, permettendoci di non abbandonarci alla pericolosità che il paesaggio evoca.

Gli elementi piu’ tipicamente romantici sono tutti gli elementi come il vento, la nebbia, i crepacci, sia quello su cui è lui che quelli che emergono dal mare di nebbia, che appartengono alla natura selvaggia, indomabile e quindi affascinante

Quindi, cosa mi fa sentire? Nel mio caso innesca tutta la mia ruota creativa. Cosa c’è aldilà della nebbia? Perchè lui è lì? Cosa prova lui e cosa cerca in quel paesaggio? Cosa cercherei io se fossi al posto tuo? Non so se a farmi sentire piu’ esaltata sia la quantità di domande e risposte che mi vengono in mente o il paesaggio ritratto, ma credo che in entrambi i casi un pittore romantico si sentirebbe soddisfatto del risultato del suo lavoro scoprendo la mia reazione. Proprio perchè è così legata all’impatto emotivo non c’è tanto da pensare davanti a questo quadro, si ascolta solo l’assoluto che emana. Confermi? Bhe, io non posso vedere se stai annuendo o no, ma ormai sai che potrai farmelo scoprire nei prossimi giorni su Instagram.

Intanto approfondisco una delle domande che mi innesca questo quadro. Ci sono situazioni nella mia vita in cui io mi sento così, di fronte a un infinito indefinito? La risposta è sì, e il mio infinito indefinito è il 2021, l’anno che è appena iniziato.

Qualche settimana fa, l’anno scorso, parlavo con un gruppo di amici e dicevo: “Sono arrivata a un punto della mia vita che non so proprio cosa immaginarmi del 2021”. Io non faccio propositi a inizio anno nè faccio grandi bilanci a fine anno, ma un minimo in modo anche solo volontario immagino di pormi obbiettivi, continuare progetti, realizzarmi sempre di piu’.. Un po’ come quando magari vedi una serie tv che ti ha impressionato e anche se non vuoi torni a rivivere quelle immagini o immaginare situazioni alternative.. Ecco, la mia mente non si frena, e anche se non voglio obbiettivi per l’anno nuovo inizio a esplorare possibilità e situazioni, così che un’idea seppur vaga di quale debba essere il mio percorso ce l’ho. Il 2020 l’ho iniziato così: idee vaghe ma che piu’ o meno davano una direzione in cui andare. Poi sono successe così tante cose nella cornice dei lockdown della pandemia che mi hanno portato ben oltre quegli obbiettivi, realizzando una crescita personale e una ricerca dell’autostima perduta per cui avevo preventivato un lavoro di anni. Credo sia per questo che di fronte a questo nuovo anno la mia mente per la prima volta si blocca. Non riesce a immaginare, sono davanti a un infinito che mi costringe a vivere il presente e basta. Mi fa paura non riuscire a programmare neanche involontariamente per cosa lavorare quest’anno, ma mi emoziona anche. Come l’uomo davanti all’infinito.

Ho deciso di non agitarmi davanti a questo vuoto mentale improvviso. All’Università (il mio corso di laurea era sotto il dipartimento di Fisica) andavo in ansia per le ricerche che dovevo presentare in cui ci si aspettava di ottenere uno specifico risultato, e i prof mi dicevano “Greta, non preoccuparti. Il risultato della tua ricerca è il risultato stesso, che si avvicini o meno a ciò che ci aspettavamo di ottenere.” Questo per dirmi che ogni risultato è un risultato, poi si può commentare e giudicare in negativo o in posotivo, ma il lavoro non si basa sul commento. Si basa sull’idea iniziale, sul procedimento messo a punto per la ricerca, sugli strumenti utilizzati.. anche tutto questo è risultato. Insomma, è la mia versione provata scientificamente del classico concetto “Non conta solo la destinazione, ma anche il viaggio”

Concludo l’Esporazione con a fonte da cui ho tratto qualche info storica, annunciandoti che sto caricando i podcast delle Esplorazioni su YouTube e augurandoti buona giornata.

A presto!!

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